Dente che pulsa: l’insorgenza della pulpite

Chirurgia Orale

Il dolore è senza ombra di dubbio il sintomo principale delle infiammazioni e delle infezioni a carico dei denti: la maggior parte delle patologie che interessano il cavo orale umano, infatti, sono contrassegnate dall’insorgenza di diverse tipologie di dolore, a seconda della reale causa che si cela dietro di esso.

Una di queste è sicuramente la sensazione di pulsazione del dente, fenomeno in grado di arrecare non pochi grattacapi a chi ne soffre. Da cosa è determinata tale tipologia di dolore? Qual è la condizione patologica più frequentemente associata ad esso? Quali sono i rimedi per alleviare il dolore pulsante del dente?

Rispondiamo a tali quesiti in questo articolo, cercando di fornire quanti più dettagli possibili in merito all’argomento.

Dente che pulsa:
l’insorgenza della pulpite

L’infiammazione classica viene accompagnata da 4 sintomi ben delineati: dolore, rossore, gonfiore e riduzione della funzionalità. Relativamente al cavo orale, questa sintomatologia avviene quando è in corso la pulpite, ossia l’infiammazione della polpa dentale, la parte più interna, nonché cuore nevralgico, del dente.

Il gonfiore che caratterizza tale flogosi viene intrappolato all’interno della dentina, causando una pressione che determina un dolore violentissimo e pulsante, nonché la brusca interruzione dell’apporto di sangue alla polpa, fenomeno che conduce alla sua morte.

Nonostante l’esordio abbastanza improvviso, il cavo orale inoltra all’individuo dei segnali inequivocabili che testimoniano l’attacco batterico in atto alla polpa dentale: ad esempio, il paziente può avvertire una spiccata sensibilità al dente in corrispondenza dell’assunzione di bevande o alimenti freddi o caldi e di cibi particolarmente zuccherati. Inoltre, l’individuo può sentire dolore durante la masticazione, sensazione che dimostra la fase avanzata della pulpite.

La pulsazione dolorifica che la pulpite causa è considerata una delle più brutte sensazioni che l’essere umano possa mai provare, data la sua capacità di diventare continua e più intensa; oltre a ciò, è complicato anche individuare l’esatto dente che sta subendo la necrosi dovuta alla pulpite, dato che il dolore pulsante è in grado di irradiarsi a tutta l’area colpita.

Quali sono le cause che si celano dietro la pulpite?

Le cause e gli stadi della pulpite

In linea generale, la pulpite si origina a partire dalla presenza di una carie profonda trascurata per molto tempo, causata dall‘infiltrazione di batteri che hanno colonizzato la polpa.
Oltre a ciò, anche diversi traumi cronici o anomalie strutturali possono essere responsabili dell’insorgenza della pulpite, come il bruxismo, una scorretta masticazione o le comuni malocclusioni dentali, cattive abitudini in grado di causare lesioni o microfratture dentali che espongono alle infezioni batteriche.

In casi molto più rari rispetto a quelli succitati, la pulpite si origina a partire da un numero smodato di stimoli termici.
La pulpite è una patologia che può attaccare il dente sotto varie forme, a seconda della sua reversibilità o della capacità di progredire che possiede.
Tra le tipologie più frequenti di pulpite si annoverano:

    • L’iperemia pulpare, caratterizzata da un improvviso dolore in risposta ad uno stimolo termico che nasce durante i pasti. Questo processo può essere reversibile e può regredire spontaneamente, sempre se individuato tempestivamente.
    • La pulpite reversibile, tipologia dell’omonima condizione patologica alla quale si arriva quando l’infezione ha già colpito la polpa, ma l’infiammazione ha causato danni abbastanza circoscritti e di lieve entità. In questo stadio, il paziente prova un’altissima sensibilità al freddo e ai cibi zuccherati, oltre a dolore quando morde un alimento.
    • Pulpite irreversibile, diametralmente opposta rispetto alla tipologia appena descritta poiché caratterizzata da un dolore pressoché continuo e irradiato ai tessuti circostanti, avvertito anche a riposo o durante le ore notturne.
    • Pulpite necrotica, ultimo stadio della patologia, la quale causa la morte definitiva del dente e rende necessaria la sua devitalizzazione, ossia la sua ricostruzione totale. In questa fase, il paziente non avverte più la sensazione di dolore pulsante dato che il dente morto non ha più sensibilità e non è più in grado di ricevere stimolazioni dolorifiche.

Dente che pulsa:
quanto dura il dolore

Chi è affetto da dolore pulsante al dente, oltre a domandarsi come alleviarlo, si chiede quanto possa durare.
La risposta a tale quesito dipende dalla tipologia di pulpite che ha colpito il dente: in caso di pulpite reversibile, ad esempio, il dolore scompare non appena viene rimossa la reale causa scatenante l’infiammazione tramite intervento dentistico.

Se si tratta di pulpite irreversibile, il dolore potrebbe restare per molto più tempo, a seconda dello stadio che la condizione patologica ha raggiunto al momento dell’intervento del dentista, dato che essa può facilmente evolversi in necrosi portando alla formazione di granulomi, cisti o ascessi dentali.

In questo caso, non è possibile lenire efficacemente il dolore senza intervenire sulla parte più profonda del dente, la polpa, tramite un intervento di devitalizzazione o un’estrazione radicale.

Dente che pulsa:
come alleviare il dolore

In attesa di sottoporsi alla visita dentistica che risolverà il problema, il paziente potrebbe adottare degli specifici accorgimenti per lenire il dolore pulsante.

Uno dei rimedi più efficaci riguarda l’utilizzo di farmaci analgesici e antinfiammatori FANS a base di ibuprofene o paracetamolo, i quali sono in grado di ridurre il gonfiore andando ad agire sull’infiammazione che attanaglia il dente.

In caso di dolore insopportabile, il dentista potrebbe prescrivere farmaci oppiacei o a base di codeina, da assumere con tutte le precauzioni del caso dato che si tratta di sostanze in grado di procurare assuefazione o dipendenza.

L’ individuo affetto da pulpite che avverte la sensazione di dolore pulsante può modificare temporaneamente il suo stile di vita e le sue abitudini alimentari, riducendo sensibilmente il quantitativo di alimenti dolci consumati ed evitando di consumare bevande eccessivamente fredde o calde o che comportino uno sbalzo termico notevole. Si può limitare il dolore assumendo cibi o bevande tiepide, con temperatura di circa 37 gradi, qualora la pulpite abbia origine termica.

In questo, una corretta e quotidiana igiene orale ha un’importanza cruciale nello scongiurare il peggioramento della situazione dentale, l’accumulo di placca o l’insorgenza di carie in altri denti.

Fissare delle visite dentistiche di controllo a cadenza regolare per accertarsi della situazione del cavo orale è fondamentale per prevenire eventuali anomalie o per intervenire su condizioni patologiche che stanno progredendo sotto traccia, senza dare particolari segnali o sintomi all’individuo.

Ad ogni modo, l’unico intervento risolutore sarà quello del dentista il quale, mediante l’ausilio di esami strumentali come le radiografie o le panoramiche dentali, individuerà l’esatta causa del dente che pulsa, andando ad intervenire tempestivamente prima che tale condizione peggiori o che porti a delle metodologie di risoluzione estreme.

L’obiettivo del dentista è sempre quello di lenire il problema del paziente mentre interviene sulla causa della patologia: pertanto, avvalersi del suo aiuto è un must per combattere le patologie dentali.

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